Mauro Civai

Presentazione Drappellone 2 luglio 2011

Ma poi Pericoli nella sua, inevitabilmente breve, preparazione dell'impresa ha capito che le Terre di Siena col Palio c'entrano poco e che esso è un fenomeno nato nelle strette e tortuose strade della città, fra i suoi popoli che si toccano ogni giorno, tra i palazzi, più grandi o più piccoli ma ugualmente nobili, che formano un intreccio inestricabile incombente sullo spazio eterno e sconfinato di una Piazza, dove una sequenza di cavalli conduce una giostra che non ha limiti e che li porta a sprigionare una potenza incontenibile, un attrito tanto violento da produrre al contatto con questa terra di città, una pennellata appena per un sottile strato di terra vera, un contatto istantaneo ma tremendo, una fiamma senza argini, una vampa - se ne accorse Montale nella sua celeberrima lirica che forse meglio di ogni altra descrizione connota la nostra Festa ma anche la complessità della ricerca del nostro più grande poeta del ‘900 – una vampa che genera tale temperatura da estinguere, nella fulminea circostanza, ogni altra sensazione, ogni altra aspettativa. Troppa vampa ha consumati gli indizi che scorgesti, dichiara Eugenio Montale rassegnandosi all'impossibilità di ravvisare con la ragione ciò che sta accadendo ma accorgendosi che la straordinaria potenza degli atti, di cui la fuga irrefrenata dei barberi costituisce l'aspetto incisivo, ci avvicinerà alla verità e all'eternità, facendoci partecipi di questo raro e quindi prezioso giorno dei viventi. Fede futurista e cuore selvaiolo, la aeropoetessa Dina Cucini evidenziava medesime impressioni nella lirica del 1942 Palio vampa del dinamismo senese dove descrive cavalli rampanti in rossa furia, una furia liberata che si scatena/... in triplice vertigine ululata/... in galoppo furioso ebbro nerbante, peraltro sulla scia del suo mentore Filippo Tommaso Marinetti, che nel 1937 sul “Corriere della Sera”, aveva definito la corsa senese una rosseggiante vampata di velocismo futurista.

Pubblicato da Litteratour