Firenze in parole

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Firenze in parole

Giacomo Leopardi

Canti, 1831

"Sopra il monumento di Dante" Perché le nostre genti Pace sotto le bianche ali raccolga Non fien da' lacci sciolte Dell'antico sopor l'italo menti S'ai patrii esempi della prisca etade Questa terra fatal non si rivolga. O Italia, a cor ti stia Far ai passati onor; che d'altrettali Oggi vedove son le tue contrade, Né v'è chi d'onorar ti si convegna. Volgiti indietro, e guarda, o patria mia, Quella schiera infinita d'immortali, E piangi e di te stessa ti disdegna; Che senza sdegno ornai la doglia è stolta: Volgiti e ti vergogna e ti riscuoti, E ti punga una volta Pensier degli avi nostri e de' nepoti. D'aria e d'ingegno e di parlar diverso Per lo toscano suol cercando gia L'ospite desioso Dove giaccia colui per lo cui verso Il meonio cantor non è più solo. Ed, oh vergogna ! udia Che non che il cener freddo e l'ossa nude Giaccian esuli ancora Dopo il funereo dì sott'altro suolo, Ma non sorgea dentro a tue mura un sasso, Firenze, a quello per la cui virtude Tutto il mondo t'onora. Oh voi pietosi, onde sì tristo e basso Obbrobrio laverà nostro paese! Bell'opra hai tolta e di ch'amor ti rende Schiera prode e cortese, Qualunque petto amor d'Italia accende. Recanati, settembre 1818 Fu scritta sopra il monumento di Dante che si stava preparando a Firenze. Leopardi pare parlare con il Poeta "Tu ora certo ne godi di questo tardo trionfo, ma tu non vedesti, come noi, la tua Italia, invasa, saccheggiata, schiava; morire nelle squallide steppe, per la Francia che ti oppresse".

Pubblicato da MichelaEremita

Firenze in parole

Franco Zeffirelli

Aforismi

Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze a guardare la cupola del Brunelleschi: se il genio dell'uomo è arrivato a tanto, allora anche io posso e devo provare a creare, agire, vivere.

Pubblicato da Litteratour

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Giovanni Boccaccio

Decameron, VI, Conclusione

Dentro alla quale per una via assai stretta, dall’una delle parti della quale correva un chiarissimo fiumicello, entrarono, e viderla tanto bella e tanto dilettevole, e spezialmente in quel tempo che era il caldo grande, quanto più si potesse divisare. E secondo che alcuna di loro poi mi ridisse, Il piano dentro la Valle era così rotondo, come se fosse stato fatto con il compasso, come se fosse una opera della natura e non dell’uomo: aveva un perimetro di circa mezzo miglio ed era circondato da sei colline non molto alte e sulla cima di ogni collina si vedeva un palazzo che sembrava un bel castello. Le piagge delle quali montagnette così digradando giuso verso il pian discendevano, come ne’ teatri veggiamo dalla lor sommità i gradi infino all’infimo venire successivamente ordinati, sempre ristrignendo il cerchio loro. E erano queste piagge, quante alla piaga del mezzogiorno ne riguardavano, tutte di vigne, d’ulivi, di mandorli, di ciriegi, di fichi e d’altre maniere assai d’albori fruttiferi piene senza spanna perdersene. Quelle le quali il carro di tramontana guardava, tutte eran boschetti di querciuoli, di frassini e d’altri arberi verdissimi e ritti quanto più esser poteano. Il piano appresso, senza aver più entrate che quella donde le donne venute v’erano, era pieno d’abeti, di cipressi, d’allori e d’alcun pini sì ben composti e sì bene ordinati, come se qualunque è di ciò il migliore artefice gli avesse piantati: e fra essi poco sole o niente, allora che egli era alto, entrava infino al suolo, il quale era tutto un prato d’erba minutissima e piena di fiori porporini e d’altri. E oltre a questo, quel che non meno di diletto che altro porgeva era un fiumicello il quale d’una delle valli, che due di quelle montagnette dividea, cadeva giù per balzi di pietra viva, e cadendo faceva un romore a udire assai dilettevole, e sprizzando pareva da lungi ariento vivo che d’alcuna cosa premuta minutamente sprizzasse; e come giù al piccol pian pervenia, così quivi in un bel canaletto raccolta infino al mezzo del piano velocissima discorreva, e ivi faceva un piccol laghetto […]

Pubblicato da Litteratour

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Dino Campana

Canti Orfici, Firenze (Uffizii)

Entro dei ponti tuoi multicolori L'Arno presago quietemente arena E in riflessi tranquilli frange appena Archi severi tra sfiorir di fiori. [...]

Pubblicato da edoardo

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Rainer Maria Rilke

Il Diario Fiorentino

[...] Poi prego nella mia pinacoteca, Chiare sono le Vergini e soavi. Esco più tardi dalla Cattedrale, Il crepuscolo è sceso sopra l'Arno Mi sento lieve, a poco a poco stanco, E mi dipingo Dio sull'oro... Firenze, 18 aprile 1898

Pubblicato da MikiEremita

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Giacomo Leopardi

Canti, 1831

"Sopra il monumento di Dante" Perché le nostre genti Pace sotto le bianche ali raccolga Non fien da' lacci sciolte Dell'antico sopor l'italo menti S'ai patrii esempi della prisca etade Questa terra fatal non si rivolga. O Italia, a cor ti stia Far ai passati onor; che d'altrettali Oggi vedove son le tue contrade, Né v'è chi d'onorar ti si convegna. Volgiti indietro, e guarda, o patria mia, Quella schiera infinita d'immortali, E piangi e di te stessa ti disdegna; Che senza sdegno ornai la doglia è stolta: Volgiti e ti vergogna e ti riscuoti, E ti punga una volta Pensier degli avi nostri e de' nepoti. D'aria e d'ingegno e di parlar diverso Per lo toscano suol cercando gia L'ospite desioso Dove giaccia colui per lo cui verso Il meonio cantor non è più solo. Ed, oh vergogna ! udia Che non che il cener freddo e l'ossa nude Giaccian esuli ancora Dopo il funereo dì sott'altro suolo, Ma non sorgea dentro a tue mura un sasso, Firenze, a quello per la cui virtude Tutto il mondo t'onora. Oh voi pietosi, onde sì tristo e basso Obbrobrio laverà nostro paese! Bell'opra hai tolta e di ch'amor ti rende Schiera prode e cortese, Qualunque petto amor d'Italia accende. Recanati, settembre 1818 Fu scritta sopra il monumento di Dante che si stava preparando a Firenze. Leopardi pare parlare con il Poeta "Tu ora certo ne godi di questo tardo trionfo, ma tu non vedesti, come noi, la tua Italia, invasa, saccheggiata, schiava; morire nelle squallide steppe, per la Francia che ti oppresse".

Pubblicato da MichelaEremita

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Dante Alighieri

Divina Commedia (Inferno,canto XXVI)

Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande, che per mare e per terra batti l'ali, e per lo 'nferno tuo nome si spande! Tra li ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. Ma se presso al mattin del ver si sogna, tu sentirai di qua da picciol tempo di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna. E se già fosse, non saria per tempo. Così foss'ei, da che pur esser dee! ché più mi graverà, com'più m'attempo.

Pubblicato da Carlozara

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Dante Alighieri

Divina Commedia

Conveniasi a quella pietra scema Che guarda il ponte, che Fiorenza fesse Vittima nella sua pace postrema. (Paradiso, XVI, 145-147)

Pubblicato da HCaron

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Dan Brown

Inferno

Era l'enormità del David e la precisa definizione della sua muscolatura a lasciare senza fiato la maggior parte di coloro che vedevano l'opera per la prima volta.

Pubblicato da Litteratour

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