Dante Alighieri

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Divina Commedia (Inferno,canto XXVI)

Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande, che per mare e per terra batti l'ali, e per lo 'nferno tuo nome si spande! Tra li ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. Ma se presso al mattin del ver si sogna, tu sentirai di qua da picciol tempo di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna. E se già fosse, non saria per tempo. Così foss'ei, da che pur esser dee! ché più mi graverà, com'più m'attempo.

Pubblicato da Carlozara

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Divina Commedia - Inferno, XXVI

Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi/ quando venimmo a quella foce stretta/ dov’Ercule segnò li suoi riguardi,/ acciò che l’uom più oltre non si metta:/ da la man destra mi lasciai Sibilia,/ da l’altra già m’avea lasciata Setta./ "O frati", dissi "che per cento milia perigli siete giunti a l’occidente,/ a questa tanto picciola vigilia/ d’i nostri sensi ch’è del rimanente,/ non vogliate negar l’esperienza,/ di retro al sol, del mondo sanza gente./ “Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza"./ Il tuffatore di Paestum (480-470 a.C.)

Pubblicato da ToscanaLtour

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Divina Commedia - Inferno, XXVI

Lo maggior corno de la fiamma antica/ cominciò a crollarsi mormorando/ pur come quella cui vento affatica;/ indi la cima qua e là menando,/ come fosse la lingua che parlasse,/ gittò voce di fuori, e disse: «Quando/ mi diparti’ da Circe, che sottrasse/ me più d’un anno là presso a Gaeta,/ prima che sì Enea la nomasse,/ né dolcezza di figlio, né la pieta/ del vecchio padre, né ’l debito amore/ lo qual dovea Penelopé far lieta,/ vincer potero dentro a me l’ardore/ ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,/ e de li vizi umani e del valore;/ ma misi me per l’alto mare aperto/ sol con un legno e con quella compagna/ picciola da la qual non fui diserto./ William Blake - Dante, Hell XXVI, Ulisse

Pubblicato da ToscanaLtour

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Convivio

Molti corrono al Palio, ma uno è quelli che 'l prende

Pubblicato da Litteratour

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Divina Commedia Inf. XXX

Ivi è Romena, là dov'io falsai la lega suggellata del Batista; per ch'io il corpo sù arso lascio. Ma s'io vedessi qui l'anima trista di Guido o d'Alessandro o di lor frate, per Fonte Branda non darei la vista. Nota personale: Fonte Branda è la più antica fonte di Siena 1193

Pubblicato da Ermaurizio

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Divina Commedia Purgatorio XI

"Quelli è" rispuose" Provenzan Salvani; ed è qui perché fu presuntuoso a recar Siena tutta a le sue mani. Ito è così e va, sanza riposo, poi che morì; cotal moneta rende a sodisfar chi è di là troppo oso." ...... "Quando vivea più glorioso." disse "liberamente nel Campo di Siena, ogni vergogna diposta, s'affisse; e lì, per tra l'amico suo di pena che sostenea nella prigion di Carlo, si condusse a tremar per ogni vena.

Pubblicato da Ermaurizio

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Divina Commedia purg. canto XIII

"Io fui Sanese, " rispuose" e con questi altri rimondo qui la vita ria, lacrimando a colui che sé ne presti. Savia non fui, avvegna che Sapia fossi chiamata, e fui delli altrui danni più lieta assai che di ventura mia, E perché tu non creda ch'io t'inganni, odi s'i' fui, com'io ti dico, folle, già discendendo l'arco di miei anni. Eran li cittadin miei presso a.Colle in campo giunti co' loro avversari, e io pregava Iddio di quel ch'e' volle. Rotto fuor quivi e volti nello amari passi di fuga; e veggendo la caccia, letizia presi a tutte altre dispari, tanto ch'io volsi in su l'ardita faccia, gridando a Dio:"Omai più non ti temo!", come fe' il merlo per poca bonaccia.

Pubblicato da Ermaurizio

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Divina Commedia Inf. canto XIII

Ed ecco due dalla sinistra costa, nudi e graffiati, fuggendo sì forte, che della selva rompieno ogni rosta. Quel dinanzi:"Or accorri,accorri, morte!" E l'altro, cui pareva tardar troppo, gridava:"Lano, sì non furo accorte le gambe tue alle giostre dal Toppo!" E poi che forse li fallía la lena, di sé e d'un cespuglio fece un groppo. Nota personale: Quì Dante parla di Ercolano Maconi di famiglia facoltosa senese e che faceva parte della Brigata Spendereccia. Probabilmente conosciuto di persona da Dante, morì in una imboscata tesa dagli aretini a Pieve al Toppo secondo Dante cercando la morte in quanto pieno di debiti.

Pubblicato da Ermaurizio

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Divina Commedia Purgatorio Canto V

"Deh, quando tu sarai tornato al mondo e riposato da la lunga via", seguitò il terzo spirito al secondo, "ricordati di me, che son la Pia Siena mi fé, disfecemi Maremma salsi colui che 'inanellata pria disposando m'avea con la sua gemma"

Pubblicato da Ermaurizio

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Divina Commedia Inf. canto XXIX

E io dissi al poeta:"Or fu già mai/ gente sì vana come la sanese?/ Certo non la francesca sì d'assai!"/ Onde l'altro lebbroso, che m'intese,/ rispuose al detto mio:"Tra'mene Stricca/ che seppe far le temperate spese,/ e Niccolò che la costuma ricca/ del garofano prima discoperse/ nell'orto dove tal seme s'appicca;/ e tra'ne la brigata in che disperse/ Caccia d'Ascian la vigna e la gran fronda,/ e l'Abbagliato suo senno proferse./ Ma perché sappi chi sì ti seconda/ contra i Sanesi,aguzza ver me l'occhio ,/ sì che la faccia mia ben ti risponda:/ sì vedrai ch'io son l'ombra di Capocchio,/ che falsai lì metalli con alchimia;/ e te deve ricordar, se ben t'adocchio,/ com'io fui di natura buona scimmia." Nella foto la sede dove si riuniva la Brigata Spendereccia

Pubblicato da Ermaurizio

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Divina Commedia

Conveniasi a quella pietra scema Che guarda il ponte, che Fiorenza fesse Vittima nella sua pace postrema. (Paradiso, XVI, 145-147)

Pubblicato da HCaron

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Divina commedia - Purgatorio canto V

Ma s’io fosse fuggito inver’ la Mira, quando fu’ sovragiunto ad Oriaco, ancor sarei di là dove si spira. Corsi al palude, e le cannucce e ’l braco m’impigliar sì ch’i’ caddi; e lì vid’io de le mie vene farsi in terra laco

Pubblicato da Litteratour

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Divina commedia - Purgatorio canto V

Ond’io, che solo innanzi a li altri parlo, ti priego, se mai vedi quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo, che tu mi sie di tuoi prieghi cortese in Fano, sì che ben per me s’adori pur ch’i’ possa purgar le gravi offese.

Pubblicato da Litteratour

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Dante

Divina Commedia Inferno canto XIII

Io son colui che tenni ambo le chiavi del cor di Federigo, e che le volsi, serrando e disserrando, si soavi, che dal secreto suo quasi ogn'uom tolsi La meretrice che mai da l'ospizio di Cesare non torse li occhi putti, morte comune e de le corti il vizio, infiammò contra me li animi tutti; e li 'nfiammati infiammar si Augusto, che 'lieti onor tornaro in tristi lutti. L'animo mio,per disdegnoso gusto, credendo col morir fuggir disdegno, ingiusto fece contra me giusto. Per le nove radici d'esto legno vi giuro che mai non ruppi fede al mio segnor,che fu d'onor sì degnò.

Pubblicato da Luciano

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Inferno, XXXII, 80-81

Se tu non vieni a crescer la vendetta di Montaperti, perché mi moleste ?

Pubblicato da claudio

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Divina commedia - Purgatorio canto V

ricordati di me, che son la Pia/ Siena mi fé, disfecemi Maremma/ salsi colui che 'inanellata pria/ disposando m'avea con la sua gemma/

Pubblicato da Litteratour

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Divina commedia - Purgatorio canto V

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte; Giovanna o altri non ha di me cura; per ch’io vo tra costor con bassa fronte”. E io a lui: “Qual forza o qual ventura ti travïò sì fuor di Campaldino, che non si seppe mai tua sepultura?”. “Oh!”, rispuos’elli, “a piè del Casentino traversa un’acqua c’ ha nome l’Archiano, che sovra l’Ermo nasce in Apennino. Là ’ve ’l vocabol suo diventa vano, arriva’ io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola; nel nome di Maria fini’, e quivi caddi, e rimase la mia carne sola./ Foto miniatura di Gustave Doré

Pubblicato da Litteratour

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Divina Commedia, Par. XXI

"Tra ' due liti d'Italia surgon sassi, e non molto distanti a la tua patria, tanto che ' troni assai suonan più bassi, e fanno un gibbo che si chiama Catria, di sotto al quale è consacrato un ermo, che suole esser disposto a sola latria".

Pubblicato da edoardo

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Paradiso (Canto XI)

Intra Tupino e l'acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa d'alto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di retro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo. Di questa costa, là dov'ella frange più sua rattezza, nacque al mondo un Sole, come fa questo talvolta di Gange. Però chi d'esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Oriente, se proprio dir vuole.

Pubblicato da UmbriaLtour

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Divina Commedia Inf.canto XXXI

Come quando la nebbia si dissipa,/ lo sguardo a poco a poco raffigura/ ciò che cela il vapor che l'aere stipa,/ così forando l'aura grossa e scura,/ più e più appressando ver la sponda,/ fuggìemi errore e cresciemi paura;/ però che come sulla cerchia tonda/ Montereggion di torri si corona,/ così ('n) la proda che 'l pozzo circonda/ torreggiavan di mezza la persona/ li orribili giganti, cui minaccia/ Giove del cielo ancora tona.

Pubblicato da Ermaurizio

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