Itinerario poetico di Mario Luzi

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Itinerario poetico di Mario Luzi

Mario Luzi

Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Mi guarda Siena,/ mi guarda sempre/ dalla sua lontana altura/ o da quella del ricordo -/ come naufrago? -/ come transfuga?/ mi lancia incontro/ la corsa/ delle sue colline,/ mi sferra in petto quel vento,/ lo incrocia con il tempo -/ il mio dirottamente/ che le si avventa ai fianchi/ dal profondo dell'infanzia/ e quello dei miei morti/ e l'altro d'ogni appena/ memorabile esistenza.../ Siamo ancora/ io e lei, lei e io/ soli, deserti./ Per un più estremo amore? Certo.

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Mario Luzi

Intervista Corriere della Sera 10/08/1999

A Siena mi trovai quasi immerso in una pagina celeste: quella città fu una rivelazione continua, rivelazione anche di un me che non conoscevo e che aspirava ad apprezzare, a godere, a glorificare l’arte o meglio qualcosa che produce non solo bellezza ma durata, una prospettiva di prolungamento e direi di eternità. Mi sembrò di stabilire un immediato colloquio tra me e le immagini della città, la sua architettura, il complesso urbanistico, le pitture antiche, vi colsi un nodo straordinario di esistenze e di solitudini. Scoprii quella tensione che è l’arte.

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Mario Luzi

Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Dorme il suo viaggio, lui, entra/ fasciato dal suo sonno/ nello spazio che lo ingoia/ e nel tempo che lo attende./ Entra nel suo futuro/ lui, dormiente./ Grazia/ già preparata - azzurro/ e oro di un granito campo -/ o agguato/ da sempre o imboscata dell'istante -/ che c'è oltre il sipario/ che gli s'apre, cielo/ impercettibilmente,/ penombra di caverne - o niente:/ il tempo a cui, figlio, si rende,/ la durata a cui si affida,/ il filo inafferrabile dell'universa vita...

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Mario Luzi

Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Genova, meraviglie/ che a una a una sciorina -/ festoso saliscendi,/ sfolgorante mattino -/ la nostra traversata/ calando noi con ombre/ in quella/ solare cavità,/ noi, luce, risalendo/ precipizi/ di pietre, ardesie, marmi,/ fissa in basso la vampa/ della fornace marina/ oh posta/ da chi sul mio cammino,/ scala, scala continua/ per cui l'inferno si approssima/ o il paradiso s'avvicina.

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Mario Luzi

Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Si approssima Firenze./ Si aggrega la città./ S'addensano i suoi prima/ rari sparpagliati borghi./ S'infittiscono/ gli orti e i monasteri./ Lo attrae nel suo gomitolo,/ ma è incerto/ se sfidarne il labirinto/ o tenersi alla proda, non varcare il ponte./ Il seguito è sfinito. Il sonno e il caldo/ ne annientano il respiro./ È là, lei, la Gran Villa/ che brulica e formicola./ Di là dal fiume. Lo tenta/ e lo respinge,/ ostica, non sa/ bene in che cosa, ma ostica/ eppure seducente,/ vivida. In molti lo conoscono,/ alcuni tra i Maestri/ pregiano la sua arte,/ ma lui teme la loro,/ evita il paragone,/ non desidera il confronto./ Lo soppiantano - si dice -/ Avverte il mutamento. Subentrano/ più rudi,/ più solidi e corposi/ e prossimi ai mercanti,/ è vero, i nuovi artisti./ Irridono la sua sublimità/ e quella dei maggiori./ A lui piace e non piace quel vigore/ dei corpi, quella forte/ passione delle forme./ Non è alto cifrato quello stigma./ Ma questo è ora il secolo, si lascia/ alle spalle non lui forse/ ma gli umili compagni/ nella inarrivabile officina, i "candidi/ e celesti fabbricanti/ d'immagini" - li chiamano questi,/ fieri del loro nuovo stile./ Ah Firenze, Firenze. Sonnecchiano/ intontiti i viaggiatori nella sosta./ Meglio rimettersi in cammino,/ prendere la via di Siena, immantinente.

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Mario Luzi

Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Così riprendono il passo,/ il varco è prossimo/ lo sanno, tuttavia pare/ lungo l'approssimarsi,/ lento l'ambio./ Scoscende l'alpe,/ non più alpe appennino,/ casolari/ qua e là, camini,/ umido/ qualche fumacchio trascolora./ Smotta sotto gli zoccoli/ l'appena rassodato suolo,/ slitta il mulo sopra fango/ ghiaia ciottoli,/ appare, sotto,/ abbagliata dalla sua baia, Genova./ O Italia ininterrotto agone,/ Ininterrotta pena.

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Ritorno a Siena

La misteriosa, deserta cavalcata di Guidoriccio da Fogliano si associava immancabilmente ai miei pensieri e quella landa tra quelle rocche era allora la campagna circostante e quella favola tutta la vita, la sua essenza, la sua febbre.

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Mario Luzi

La strada tortuosa

La strada tortuosa che da Siena conduce all'Orcia attraverso il mare mosso di crete dilavate che permettono di marzo una peluria verde è una strada fuori dal tempo, una strada aperta e punta con le sue giravolte al centro dell'enigma.

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Mario Luzi

Siena

Essere a Siena, sempre, mi esalta un po', quasi mi ubriaca. Da dove venga questa specie di squilla interna, questa diana che sveglia memorie, ma sveglia anche il sangue, sveglia qualcosa di inconoscibile che ci attraversa tutti quanti, è difficile a dirsi per me. È anche il mistero di questo che mi attrae, l'indicibilità di questo che mi rende così tenace l'affetto e l'aderenza a questa città. Siena è un concentrato di umane sublimità e di estreme follie; una stratificazione di alti disegni della mente umana e anche visioni; ma è anche il deserto, il misterioso paesaggio che la isola e la circonda, e dall'una o dall'altro - o dall'una e dall'altro insieme, ecco, viene questa strana febbre o possibilità che investe uno come me che vi ritorna dopo tanti anni. Questo non cessa mai di accadere. La città è della mia prima adolescenza; ma lusinga anche i miei superstiti sogni di uomo maturo. Avevo dodici anni quando vi venni e mi immersi, spaesato ragazzo, nella solarità abbagliante dei suoi marmi e cotti. Si aprì immediatamente un fermaglio che era chiuso, divenni giorno dopo giorno un adolescente fervido e incantato, smanioso di apprendere. La consapevolezza di esistere, respirare, desiderare all'interno di un chiarore di civiltà unico si faceva strada gradualmente nelle mie giornate di scolaro ginnasiale che arrivava alla scuola avendo lungo il tragitto visto ho intravisto meraviglie, ricevuto richiami e tentazioni. In quei mesi e in quegli anni nacque in me e si sviluppò la passione per l'arte. Nella cornice di Siena tutta la grande civiltà pittorica, scultorea, architettonica italiana si esaltava. Vivevo al cospetto di essa, ed essa mi divenne sempre più quotidiana e intrinseca nell'opera dei suoi maestri; tuttavia questo non limitava il mio sentimento che abbracciava altre immagini e altri segni dello splendore che allora mi si apriva e di cui Siena era la preziosissima porta.

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