Diario in Brianza

litteratour website

Diario in Brianza

Stendhal

Diario del viaggio in Brianza

A Inverigo, facciamo colazione in un albergo dove un prete aiuta a staccare i cavalli dalla carrozza. Andiamo a vedere il palazzo di Cagnola. Magnifica costruzione; la Rotonda è veramente grandiosa. L’asse è orientato sul duomo di Milano, che si vedrà di faccia dall’alto della scala. Le camere hanno una bellissima vista, e sono raggruppate intorno alla Rotonda. Può darsi che questa forma finisca col ricordare un po’ troppo la chiesa. Ha cominciato quattro anni fa, e dice che gli occorrono altri quattro anni per finire. Ha 60.000 lire di rendita, cinquanta anni, una gobba, e una bella donna che può dargli dei figli. È un peccato che il resto della costruzione sia stato sacrificato alla Rotonda. Vero è che quest’ultima è degna di un principe, mentre gli appartamenti e la scala non si distinguono da quelli di una buona casa qualunque. In alto, bella semplicità della Rotonda; contrasto tra questo edificio e il barocco della casa Crivelli. Bella vista del paese, e, all’orizzonte, della pianura lombarda, che dà l’impressione del mare.

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Stendhal

Diario del viaggio in Brianza

Scendendo verso la casa Crivelli, imbocchiamo un viale ombreggiato da carpini e abitato da un merlo. Il viale, che non è perfettamente diritto, e che va su in salita, ci conduce in una specie di trappola che qui chiamano bressanella. Vi troviamo prigioniero un uccellino al quale diamo la libertà.Foto tratta da etadormesuipescivolanti.blogspot.it

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Stendhal

Diario del viaggio in Brianza

Alle quattro arriviamo finalmente ad Asso. Ci siamo fermati due ore e mezza ad Inverigo. Le piccole e tortuose strade di Asso, con le loro ripide salite e il selciato su cui si scivola, mi ricordano la Madonna del Monte nel 1811, quando ero tanto innamorato di Gina, e ricordano a Vismara il seminario in cui lo mandava suo padre. Prima di arrivare a Canzo, incontriamo una deliziosa cascata. Il velo d’acqua è piuttosto largo e ricorda a Vismara Pissevache. Discreta vista del Lambro, incassato tra le rocce sotto il Pontescuro.

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Stendhal

Diario del viaggio in Brianza

Dopo una seconda colazione, ci mettiamo in cammino a piedi per il lago di Pusiano. [...] La nostra ammirazione aumenta mentre scendiamo verso il lago per una scorciatoia. Contentezza alla vista dei begli occhi delle due sorelle dell’albergatore. Prendiamo la barca e andiamo a fare il giro di un’isola chiamata Delizie d’Adda. Brutta posizione della casa d’Adda venduta al principe Eugenio, e dove il viceré è venuto a pranzo recentemente. Il lago è limitato a mezzogiorno da piccole colline non molto alte e coperte di boschi, che gli danno un aspetto tranquillo, in contrasto con la severità dei suoi confratelli circondati da alte montagne dai versanti ripidissimi. Queste montagne sono tutte a nord, dietro Pusiano. La montagna di Pusiano è senz’alberi e c’è a destra un villaggio. Molti campanili al di là del lago. La sera, dopo cena, temporale; bellissimi lampi. La punta di un campanile illuminata a giorno. Strano rumore degli arcolai per la seta. Che idioti siamo stati a non andare a vedere, giacché la porta era aperta.

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Stendhal

Diario del viaggio in Brianza

Eccoci ad Oggiono, nei pressi dell’albergo; la nostra guida è scomparsa; vediamo una bellissima donna con un fanciullo. Le rivolgiamo qualche parola cortese e la seguiamo; era precisamente una delle due donne dell’albergo. Anche l’altra non è brutta; in un primo momento, ho forse lodato un po’ troppo la bella Luigia. È una bellezza che non ha niente di greco, perciò tanto più ammirevole ed originale. Figure simili si vedono nei pittori veneziani. Andiamo a prendere il caffè, e di là al lago. Sentivo che avrei avuto un momento di piacere intenso. Il caffè, preso in quelle condizioni mi rimescola il sangue. Bellissima collina a destra, dopo una strana gola che conduce ad angolo retto fuori del bacino del lago.

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Alessandro Manzoni

I promessi sposi - Cap. IX

Uno storico milanese che ha avuto a far menzione di quella persona medesima, non nomina, è vero, né lei, né il paese; ma di questo dice ch’era un borgo antico e nobile, a cui di città non mancava altro che il nome; dice altrove, che ci passa il Lambro; altrove, che c’è un arciprete. Dal riscontro di questi dati noi deduciamo che fosse Monza senz’altro. (...) I nostri viaggiatori arrivaron dunque a Monza, poco dopo il levar del sole: il conduttore entrò in un’osteria, e 1ì, come pratico del luogo, e conoscente del padrone, fece assegnar loro una stanza, e ve gli accompagnò. Tra i ringraziamenti, Renzo tentò pure di fargli ricevere qualche danaro; ma quello, al pari del barcaiolo, aveva in mira un’altra ricompensa, più lontana, ma più abbondante: ritirò le mani, anche lui, e, come fuggendo, corse a governare la sua bestia.

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Alessandro Manzoni

I promessi sposi

Le donne si sarebber trovate ben impicciate, se non fosse stato quel buon barocciaio, che aveva ordine di guidarle al convento de’ cappuccini, e di dar loro ogn’altro aiuto che potesse bisognare. S’avviaron dunque con lui a quel convento; il quale, come ognun sa, era pochi passi distante da Monza. Arrivati alla porta, il conduttore tirò il campanello, fece chiamare il padre guardiano; questo venne subito, e ricevette la lettera, sulla soglia. – Oh! fra Cristoforo! – disse, riconoscendo il carattere. Il tono della voce e i movimenti del volto indicavano manifestamente che proferiva il nome d’un grand’amico. Convien poi dire che il nostro buon Cristoforo avesse, in quella lettera, raccomandate le donne con molto calore, e riferito il loro caso con molto sentimento, perché il guardiano, faceva, di tanto in tanto, atti di sorpresa e d’indegnazione; e, alzando gli occhi dal foglio, li fissava sulle donne con una certa espressione di pietà e d’interesse. Finito ch’ebbe di leggere, stette lì alquanto a pensare; poi disse: – non c’è che la signora: se la signora vuol prendersi quest’impegno… Tirata quindi Agnese in disparte, sulla piazza davanti al convento, le fece alcune interrogazioni, alle quali essa soddisfece; e, tornato verso Lucia, disse a tutt’e due: – donne mie, io tenterò; e spero di potervi trovare un ricovero più che sicuro, più che onorato, fin che Dio non v’abbia provvedute in miglior maniera. Volete venir con me? Le donne accennarono rispettosamente di sì; e il frate riprese: – bene; io vi conduco subito al monastero della signora. State però discoste da me alcuni passi, perché la gente si diletta di dir male; e Dio sa quante belle chiacchiere si farebbero, se si vedesse il padre guardiano per la strada, con una bella giovine… con donne voglio dire.

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Alessandro Manzoni

I promessi sposi - Cap. IX

Quando fu vicino alla porta del borgo, fiancheggiata allora da un antico torracchione mezzo rovinato, e da un pezzo di castellaccio, diroccato anch’esso, che forse dieci de’ miei lettori possono ancor rammentarsi d’aver veduto in piedi, il guardiano si fermò, e si voltò a guardar se gli altri venivano

Pubblicato da LombardiaLtour

Diario in Brianza

Alessandro Manzoni

I Promessi sposi - Cap. IX

Il guardiano fece entrare la madre e la figlia nel primo cortile del monastero, le introdusse nelle camere della fattoressa; e andò solo a chieder la grazia. Dopo qualche tempo, ricomparve giulivo, a dir loro che venissero avanti con lui; ed era ora, perché la figlia e la madre non sapevan più come fare a distrigarsi dall’interrogazioni pressanti della fattoressa. Attraversando un secondo cortile, diede qualche avvertimento alle donne, sul modo di portarsi con la signora. – E ben disposta per voi altre, – disse, – e vi può far del bene quanto vuole. Siate umili e rispettose, rispondete con sincerità alle domande che le piacerà di farvi, e quando non siete interrogate, lasciate fare a me -. Entrarono in una stanza terrena, dalla quale si passava nel parlatorio: prima di mettervi il piede, il guardiano, accennando l’uscio, disse sottovoce alle donne: – è qui, – come per rammentar loro tutti quegli avvertimenti. Lucia, che non aveva mai visto un monastero, quando fu nel parlatorio, guardò in giro dove fosse la signora a cui fare il suo inchino, e, non iscorgendo persona, stava come incantata; quando, visto il padre e Agnese andar verso un angolo, guardò da quella parte, e vide una finestra d’una forma singolare, con due grosse e fitte grate di ferro, distanti l’una dall’altra un palmo; e dietro quelle una monaca ritta. Il suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza; un’altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea d’un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginata una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio d’un pensiero nascosto, d’una preoccupazione familiare all’animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti.

Pubblicato da LombardiaLtour

Table of Contents