Carlo Emilio Gadda

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Giornale di guerra e di prigionia

Scrivo sul tavolino incomodo della mia stanza, all’albergo Derna, verso le una e mezza pomeridiana. Le imposte chiuse e i vetri aperti mi lasciano entrare l’aria fresca e quasi fredda della montagna, i rumori dei trasporti e le voci della gente. Edolo, 24 agosto 1915

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Giornale di guerra e di prigionia

I passati giorni segnano una pausa assai triste della mia vita militare: scoraggiamento, affanno per la responsabilità, seccature d’ogni genere, amarezze.- Il disordine è il mio continuo cauchemar e mi causa momenti di rabbia, di disperazione indicibili. Campiello, 27 agosto 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Hodie quel vecchio Gaddus e Duca di Sant’Aquila arrancò du’ ore per via sulle spallacce del monte Faetto, […]. Ahi che le rupi dure e belle del corno Baitone si celavano nelle nubi, forse per ira della non giusta preferenza data ai rosolacci. Ma è destino che chi vuole non possa, e chi può non voglia. Monte Faetto, 31 agosto 1915

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Giornale di guerra e di prigionia

La mamma è famosa per spender male i denari: per lasciarsi vincere nei contratti: è una delle mie rabbie. Tanti sacrifici fa; e tanti si assume volontariamente per esser troppo buona coi porci fottuti. Spiazzo Langabisa, 25 ottobre 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Tutte le volte che rivado nel passato, non ci vedo che dolore […]. Il mio popolo, la mia patria che tanto amai, mi appaiono alla prova ben peggiori di quanto credevo. […] Uno dei principali motivi del presente sconforto, è la mancanza non penso d’un amico, ma anche d’una persona che io possa amichevolmente trattare. Edolo, 2 novembre 1915

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Giornale di guerra e di prigionia

All’Isonzo, mentre invano cercavamo di passarlo, fummo fatti prigionieri. La fila di soldati sulla strada d’oltre Isonzo: li credo rinforzi italiani. Sono tedeschi! Isonzo, 25 ottobre 1917

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Giornale di guerra e di prigionia

La mia licenza, che ormai sta per finire, è trascorsa assai lieta, salvo i giorni di tristezza e quasi di scoramento e di confusione passati in principio. Il motivo di questo stato d’animo va ricercato in una delusione nei riguardi della vita cittadina, che io pensavo anche esteriormente tesa verso la guerra; mentre non si mostra tale affatto. Milano, 15 febbraio 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Rivedo tutti i luoghi e gli episodi della mia vita passata, che fu povera, modesta, torturata da tempeste terribili: eppure essa mi pare splendida e ricca di luce. Ogni episodio, ogni luogo, ogni affetto mi torna a mente: tutta la mia patria rivedo, dal Piemonte alla Valtellina, da Lagonegro a Pavia, al mare ligure, al Veneto! Anche luoghi visti fugacemente, aspetti solo momentaneamente fermatisi nel mio animo! Quali torture. Rastatt, 29 novembre 1917

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Giornale di guerra e di prigionia

L’italiano, nel momento della fatica, brontola e se la prende coi superiori: ed è ingiusto: e io dico allora: italiano carogna. Vicenza, 9 giugno 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Io mi sento finito: sento di non aver fatto a bastanza per la Patria e per il mio superamento morale, e di non esser più in grado di fare. Cellelager, 15 maggio 1918

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Giornale di guerra e di prigionia

Non nel bosco di Cesùna, ma nelle praterie a Nord-Ovest del paese, in modo da formare il vertice dell’angolo retto di un triangolo rettangolo che abbia per vertici la stazione ferroviaria, Villa Brunialti e il nostro sito, siamo accampati. Cesùna, 29 giugno 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

“Ed Enrico dov’è, come sta Enrico?” Mi risponde piangendo la mamma: “Enrico è andato di qua, di là…”. La tragica orribile vita. Non voglio più scrivere; ricordo troppo. Automatismo esteriore e senso della mia stessa morte: speriamo passi presto tutta la vita. Firenze, 18 gennaio 1919

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Giornale di guerra e di prigionia

Quand’è che i miei luridi compatrioti di tutte le classi, di tutti i ceti, impareranno a tener ordinato il proprio tavolino da lavoro? […] Ma il disordine c’è: quello c’è, sempre, dovunque, presso tutti: oh! se c’è, e quale orrendo, logorante, disordine! Treschè Conca, 24 luglio 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Mangiai, a mezza strada circa, del pane e due uova, bevvi un bicchier di volo. Arrivai all’Aprica accaldato, come tutti, mi rinfrescai con gli altri nel bagno dell’Hotel Aprica, e scesi in sala. Aprica, 27 agosto 1915

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Carlo Emilio Gadda

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Giornale di guerra e di prigionia

La mia mamma mi scrive di aver accettato il posto di direttrice della scuola normale di Modica. E’ una rivoluzione nella storia della nostra famiglia. Povera e cara mamma! Canove, 30 settembre 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

L’ignoranza degli alti comandi, la loro assoluta incapacità, la negazione di ogni buon senso logistico, sono fatti che si palesano anche al più idiota. Qui a Edolo, poi, ci sono delle “guide a cavallo” nobili analfabeti, con le spinite, sottotenenti senza alcun titolo né alcuna ragione, futuri eroi dopo la pace, che prendono lo stipendio rubato a chi non ha abbastanza da mangiare. Edolo, 6 ottobre, 1915

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Carlo Emilio Gadda

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Giornale di guerra e di prigionia

In questo libro sono sfoghi di rabbia d’un povero soldato italiano, pieno di manchevolezze come uomo, pieno di amarezza per motivi intimi, familiari, patriottici, etnici, ma forse non pessimo come soldato. Spiazzo Langabisa, 26 ottobre 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Il disordine della mia camera o il ricordo d’un male sofferto, prendono a sovvertire la tranquillità del mio animo: e la mancanza d’una pronta reazione volitiva permette che tutto s’intorbidi. Ponte di legno, 25 dicembre 1915

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Giornale di guerra e di prigionia

La notte, nel vagone di 3.a cl., quasi impossibile dormire per il freddo e il disagio. Luna, fredde e tetre pinete e monti. Neve. Huttau, 3 novembre 1917

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Carlo Emilio Gadda

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Giornale di guerra e di prigionia

La preoccupazione patriottica, etnica e politica, vela come di un colore di desolazione l’aspetto della mia patria divina, della serena mia gente: nelle vie non vedo le torri, i palazzi, la gente, ma il loro pericolo; verso i monti guardo quasi con rincrescimento e paura, come all’origine d’una tempesta insostenibile. Vicenza, 5 giugno 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Penso al futuro, penso alla storia: io sarò tra gli infamati. Rastatt, 31 gennaio 1918

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Giornale di guerra e di prigionia

Il soldato italiano è pigro, specie il meridionale: è sporchetto per necessità, come il nemico, ma anche per incuria: provvede ai bisogni del corpo nelle vicinanza della trincea, riempiendo di merda tutto il terreno: non si cura di creare un unico cesso; ma fa della linea tutto un cesso. Monte Magnaboschi, 22 giugno 1916

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Giornale di guerra e di prigionia

Nella vita mi occorse sovente, lo confesso a me medesimo, di passare per imbecille, o per orgoglioso, o per egoista, o per pazzo: mentre ero distratto, timido, riservato, stanco. Cellelager, 21maggio 1918

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Giornale di guerra e di prigionia

Povera Italia! Ci vuole la mia dose di idealismo, di pazienza, di speranza, di fede inalterabile, per tirare avanti fra tante delusioni e amarezze. Treschè Conca, 13 luglio 1916

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